Assemblea pubblica di Confcooperative Bergamo, presentati gli ESG di settore

Il modello cooperativo si dimostra attento e orientato alla sostenibilità ambientale, alla governance partecipata, all’inclusione sociale: a confermarlo è la ricerca sugli indicatori ESG presentati questo pomeriggio nel corso di “Cooperazione e Sostenibilità. L’economia sociale tra ambiente, comunità, partecipazione”, assemblea pubblica promossa da Confcooperative Bergamo nell’ambito dell’80° della costituzione e dell’Anno Internazionale delle Cooperative (IYC2025).

Le metriche, risultato di una ricerca curata da Confcooperative Bergamo e CSA Coesi, in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Aziendali e il Centro sulle dinamiche economiche, sociali e cooperazione (CESC) dell’Università degli Studi di Bergamo, rappresentano uno strumento con il quale valorizzare e comunicare la capacità del sistema cooperativo di generare valore economico e sociale attraverso pratiche sostenibili e relazioni radicate nel territorio.

Realizzata con il contributo della Camera di Commercio di Bergamo, di BCC Bergamasca e Orobica, BCC Carate e Treviglio, BCC Caravaggio Adda e Cremasco, BCC Mozzanica, BCC Oglio e Serio e BCC Milano, la ricerca segna un passaggio importante, molto innovativo, nella misurazione dell’impatto complessivo della cooperazione, offrendo un set di rendicontazione capace di integrare sostenibilità, competitività e valore territoriale.

La sostenibilità non è fuori moda, anzi. Ma perché abbia davvero rilevanza, deve contemplare tre pilastri: la sostenibilità ambientale, quella economica e quella sociale. Il modello cooperativo, che oggi celebriamo in occasione dell’anniversario di Confcooperative Bergamo, ne è tra gli interpreti privilegiati, per i valori fondativi che portiamo avanti dal 1945, anzi addirittura prima, dal 1919, quando è stata costituita a livello nazionale Confcooperative. E tutto questo mostra come la forma cooperativa abbia un lungo futuro perché ancora oggi sa assumere e dar risposta ai bisogni fondamentali delle persone e delle comunità: la casa, il lavoro dignitoso, il cibo, la cultura, il consumo, il credito, dichiara Maurizio Gardini, presidente nazionale di Confcooperative, intervistato da Mariangela Pira, giornalista di SkyTg24, esperta di economia e politica internazionale, che ha condotto l’intero pomeriggio di lavori.

Si è trattato di un evento davvero rilevante. Avevamo il compito di festeggiare il traguardo degli ottant’anni ma non volevamo farlo solo in chiave celebrativa: volevamo dialogare con le nostre comunità intorno a ciò che ancora ha da dire la cooperazione, sul contributo imprescindibile che può portare oggi e nel prossimo futuro a un mondo sempre più chiuso egoisticamente sul presente. Ecco perché abbiamo messo al centro la sostenibilità e l’abbiamo fatto con l’approccio rigoroso del rating ESG: le dichiarazioni di principio non hanno valore se non abitano e guidano le pratiche concrete delle persone e delle collettività”, sottolinea Lucio Moioli, presidente di Confcooperative Bergamo.  

Questa ricerca dimostra che la sostenibilità, per le cooperative, non è solo una questione di misurazione, ma di partecipazione e identità. Il percorso ha permesso di tradurre i valori mutualistici in un linguaggio ESG riconosciuto anche all’esterno, costruendo strumenti che uniscono rigore scientifico e coerenza con la missione cooperativa– afferma Silvana Signori, dell’Università degli Studi di Bergamo – Coinvolgere i cooperatori e i loro stakeholder nella definizione degli indicatori ha permesso di costruire strumenti che uniscono rigore metodologico e coerenza identitaria. In questo modo, la specificità cooperativa trova piena traduzione nel linguaggio ESG, rafforzando il legame tra ricerca e azione e contribuendo a rendere i sistemi di valutazione più inclusivi e rappresentativi della realtà sociale che intendono misurare”.

Gli indicatori proposti mirano a misurare in modo chiaro l’impatto delle imprese cooperative, mantenendo coerenza con gli standard internazionali e introducendo elementi distintivi del modello cooperativo: relazione con il territorio, mutualità, partecipazione. Molti di essi sono applicabili trasversalmente a tutte le imprese, favorendo comparabilità e adozione diffusa di pratiche sostenibili.

La pubblicazione presentata contiene un capitolo specificamente dedicato al rapporto tra credito cooperativo e sostenibilità curato da Luciano Bencivinni, referente ESG della Federazione Lombarda delle BCC.

La dimensione ambientale è risultata contenere molti indicatori comuni alle altre forme di impresa, portando alla selezione di pochi indicatori finali, con particolare enfasi sulle iniziative che collegano l’azienda al territorio. Due gli assi di analisi: il primo riguarda riduzione delle emissioni e accessibilità ai luoghi di lavoro. Si valuta la presenza di politiche o linee guida per gli spostamenti casa–lavoro e le azioni concrete già in atto: progetti di car sharing, agevolazioni per mezzi pubblici o veicoli a basse emissioni, pianificazione organizzativa che riduca la distanza tra domicilio e sede.

Il secondo ambito unisce energia e relazione con il territorio, con un indicatore dedicato alla partecipazione o promozione di Comunità Energetiche Rinnovabili (CER). È uno snodo coerente con la missione cooperativa: produzione e condivisione di energia pulita, benefici locali e rafforzamento delle reti di comunità.

Nel complesso, la dimensione ambientale si distingue per la sua capacità di integrare la sostenibilità ambientale con le relazioni comunitarie e territoriali, sottolineando la coerenza tra la mission cooperativa e la responsabilità ecologica diffusa

La Dimensione Sociale rappresenta una delle aree maggiormente identitarie e distintive del modello cooperativo, poiché racchiude i principi di mutualità, inclusione e benessere collettivo che ne costituiscono il fondamento. Gli indicatori finali si concentrano su due ambiti. Il primo è lo scambio mutualistico: si rileva se la cooperativa ha adottato misure che creano valore per i soci (ad esempio ristorni o riconoscimenti economici specifici a soci conferitori e soci lavoratori). L’obiettivo è misurare la concretezza del principio cooperativo nella distribuzione del valore.

Il secondo riguarda benessere dei lavoratori ed equa distribuzione delle risorse. Vengono considerate politiche e obiettivi su lavoro flessibile e telelavoro, sicurezza ed ergonomia, qualità degli ambienti, supporto psicosociale, formazione continua, benefit e servizi alla cura familiare, check-up periodici. Si propone, inoltre, di includere servizi che facilitano il raggiungimento del posto di lavoro (car sharing o trasporti dedicati), con particolare attenzione ai lavoratori in condizioni di svantaggio: un ponte tra benessere organizzativo, accessibilità e impatto territoriale. Tra gli indicatori quantitativi figurano il turnover volontario e la quota incrementale di lavoratori svantaggiati oltre i minimi di legge. È infine previsto un indicatore sulla soddisfazione dei dipendenti, che valorizza strumenti strutturati di ascolto interno.

La dimensione sociale conferma la specificità cooperativa: la performance non è solo aderenza a parametri ESG, ma espressione di una cultura organizzativa fondata su partecipazione, stabilità occupazionale, inclusione e redistribuzione equa.

La governance è la dimensione più ampia e articolata, in linea con l’importanza che i temi di democrazia, partecipazione e rappresentanza rivestono all’interno del modello cooperativo. Tre gli ambiti presi in analisi.

Il primo, diversità, inclusione e rappresentanza, introduce indicatori su composizione per genere ed età nella base sociale, nel consiglio di amministrazione e nel management, e due indicatori compositi di rappresentanza che mettono a confronto base sociale e organi di governo, per misurare allineamento e reale rappresentatività. È prevista anche una verifica di governance allargata con presenza di rappresentanti esterni di realtà sociali o ambientali.

Il secondo ambito riguarda la partecipazione: formazione alla partecipazione per soci, nuovi aderenti e consiglieri; misure dello scambio mutualistico (quota di lavoratori-soci, vendite ai soci, conferimenti interni); partecipazione assembleare, frequenza di assemblee e consigli; durata degli incarichi per dare evidenza a ricambio e continuità.

Il terzo ambito misura la capacità di creare e gestire relazioni con stakeholder e territorio: partecipazione a reti multistakeholder (livello locale, regionale, nazionale, internazionale); partecipazioni in altre realtà dell’economia sociale; criteri di selezione dei fornitori orientati a performance sociali e ambientali, filiera corta, radicamento territoriale e certificazioni, con verifica della formalizzazione delle politiche; pratiche di mutualità tra stakeholder (patti produttori–consumatori, sistemi di garanzia partecipativa, tavoli per sostenibilità e benessere territoriale). Chiude l’area un indicatore sull’uso sistematico di metodologie di misurazione del valore sociale (es. SROI, Valoris).

Il set evidenzia la qualità gestionale e relazionale delle cooperative, rendendo misurabile la partecipazione democratica e l’integrazione con i sistemi territoriali e le filiere dell’economia sociale.

A seguito della presentazione, si è aperto il dibattito: il primo momento di confronto sul tema “Imprese e sostenibilità”, ha visto protagonisti Fabio Benigni, segretario generale di Confcooperative Bergamo, Giovanna Ricuperati, presidente di Confindustria Bergamo, e Giovanni Sanga, presidente Sacbo. Prima di passare all’ultimo panel, si è collegato da remoto anche Stefano Fasani, responsabile Procurement Innovation e program manager di Open-es, piattaforma aperta dedicata allo sviluppo sostenibile delle imprese.

Il terzo panel si è ,concentrato, invece, su “Economia sociale e territorio di fronte alla sostenibilità”, con Massimo Minelli, presidente Confcooperative Lombardia,Daniela Meridda, vicepresidente Confcooperative Bergamo con delega alla Sostenibilità, Giovanni Grazioli, vicepresidente di Confcooperative Bergamo con delega al sistema del credito cooperativo, e don Cristiano Re, delegato vescovile per la Vita Sociale e la Mondialità. Il pomeriggio si è concluso con il contributo da remoto di Giuseppe Guerini.